Un accompagnamento speciale

Dicono che da certi dolori non ci si riprende più..ne sono convinta, se non li affronti, se non li interiorizzi, se non ci entri dentro per poi uscirne fuori..io e mio marito abbiamo avuto la possibilità di farlo grazie a un metodo, una tecnica, una pietra per noi preziosa chiamata aptonomia.

Il dolore in questione, la morte della nostra prima figlia Giovanna Maria al sesto mese di gravidanza.

Abbiamo sperimentato la disperazione, il senso di ingiustizia, la solitudine, l’angoscia più totale. Sappiamo cosa siano l’incapacità di fidarsi, delle persone e della vita..perchè ti senti incompreso da tutti, perché ti senti preso in giro dalla vita stessa. Perché dove doveva esserci gioia c’è stato dolore, dove doveva esserci vita c’è stata morte e questa morte è stata dentro di te, nella tua pancia..nella fonte stessa di una vita che ad un certo punto, senza un perché e senza un preavviso ti è stata negata.

Questo era il nostro punto di partenza. E il grosso rischio di poterci allontanare perché si sa, di fronte a queste situazioni spesso si impianta il germe dell’incomunicabilità e quando bisognerebbe essere più uniti si finisce invece per nutrire aspettative che dividono e per divenire incapaci di comprendersi.

Quello che ci è piaciuto dell’aptonomia è il suo rispetto, per i tuoi tempi e per il tuo dolore. Il suo non poter prescindere dalla coppia, si lavora assieme, compagno e compagna, madre e padre, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore. Nell’Amore quindi.

Il nostro è stato un lavoro un po’ atipico.. non era un’aptonomia in gravidanza.. era un’aptonomia per far tornare il sole dove c’era così tanto buio, per poter creare le basi per far tornare, un giorno, una nuova vita.. Per “preparare la casa” dove prima o poi qualcun altro avrebbe abitato.. Ed è difficile per noi trovare le parole per descrivere come questo sia successo o per raccontare quali passi sono stati compiuti per renderlo possibile..E’ difficile perché l’aptonomia non si racconta, l’aptonomia si fa.. con le mani sulla pancia, con gli occhi a volte chiusi a volte aperti, ascoltando il respiro, facendo passare questo Amore che in realtà c’è anche quando sembra di no..

Ed ecco che mese dopo mese abbiamo affrontato questo dolore, siamo stati sostenuti nell’affrontarne un altro ( abbiamo perso un altro bimbo).. e poi è arrivata la nostra Beatrice Maria, un cuore che batteva per vincere le nostre paure.

E abbiamo potuto godere dell’aptonomia per tutta la gravidanza..questa arma potente che ci ha fatto sentire la nostra bambina, entrare in contatto profondissimo con lei, ma anche ci ha aiutato a combattere le ovvie ansie che avevamo e a vivere serenamente ogni giorno..Sono consapevole che tutto questo lavoro ci ha rafforzato come coppia prima e come famiglia poi..ci ha portato ad affrontare il parto come un’esperienza meravigliosa che abbiamo vissuto in tre..io, mio marito e la nostra bambina.

E quando i nostri occhi si sono incontrati era come se ci conoscessimo da sempre..un legame speciale i cui molti fili sono stati intessuti grazie all’aptonomia..

Silvia, Riccardo e Beatrice

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